Breve biografia di Mozart
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Infanzia e prime opere
Wolfgang Amadeus Mozart nacque a Salisburgo il 27 gennaio 1756, alle otto della sera. Suo padre, Leopold, veniva da una famiglia di benestanti, che annoverava tra i suoi membri architetti e legatori, ed era stato l'autore di un famoso manuale sull'uso del violino. Sua madre, Anna Maria Pertl apparteneva ad una famiglia borghese attiva nell'amministrazione locale. Wolfgang e la sua sorella Maria Anna ("Nannerl") furono i soli dei loro sette figli che sopravvissero.
Il bambino dimostrò un talento per la musica tanto precoce quanto straordinario: a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro suonava brevi pezzi, a cinque componeva. Esistono vari aneddoti riguardanti la sua memoria prodigiosa, la composizione di un concerto all'età di cinque anni, la sua gentilezza e sensibilità, la sua paura per il suono della tromba. Quando non aveva neppure sei anni, il padre portò lui e la sorella, pure assai brava, a Monaco di Baviera, affinché suonassero per la corte dell'Elettore Bavarese; alcuni mesi dopo essi andarono a Vienna, dove furono presentati alla corte imperiale e in varie case nobiliari.
"Il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgo" era la definizione che Leopold dava di suo figlio e pertanto egli si sentiva in dovere di far conoscere il miracolo a tutto il mondo (e magari di trarne qualche profitto). Verso la metà del 1763 egli ottenne il permesso di assentarsi dal suo posto di vice Kapellmeister presso la corte del principe vescovo di Salisburgo. Tutta la famiglia intraprese così un lungo viaggio, che durò più di tre anni. Essi toccarono quelli che erano i principali centri musicali dell'Europa occidentale: Monaco, Augusta, Stoccarda, Mannheim, Magonza, Francoforte, Bruxelles e Parigi (dove soggiornarono il primo inverno), poi Londra (dove rimasero per ben quindici mesi), quindi di ritorno attraverso L'Aja, Amsterdam, di nuovo Parigi, Lione, la Svizzera e infine arrivando a Salisburgo nel novembre 1766. Mozart suonò nella maggior parte di queste città, da solo o con la sorella, ora presso una corte, ora in pubblico, ora in una chiesa. Le lettere che Leopold scrisse ad amici di Salisburgo raccontano l'universale ammirazione riscossa dai prodigi di suo figlio. A Parigi essi incontrarono molti compositori tedeschi e in questa città furono pubblicate le prime composizioni di Mozart (sonate per clavicembalo e violino, dedicate ad una principessa reale; cfr. KV 6, KV 7, KV 8 e KV 9). A Londra essi conobbero, tra gli altri, Johann Christian Bach, il figlio più giovane di Johann Sebastian e una delle figure di primo piano della vita musicale londinese: sotto la sua influenza, Mozart compose le sue prime sinfonie (KV 16, KV 19 e KV 19a). Un'altra sinfonia seguì durante il soggiorno a L'Aja, nel viaggio di ritorno (KV 22).
Dopo poco più di nove mesi trascorsi a Salisburgo, i Mozart partirono per Vienna nel settembre 1767, dove restarono per quindici mesi, escluso un intervallo di dieci settimane trascorse a Brno (Brünn) e Olomuc (Olmütz) durante un'epidemia di vaiolo. Mozart compose un Singspiel tedesco in un atto, Bastien und Bastienne (KV 50), che fu rappresentato privatamente. Maggiori speranze furono riposte nella prospettiva di vedere rappresentata nel teatro di corte un'opera buffa italiana, La finta semplice (KV 51): tali speranze andarono però deluse, con grande indignazione di Leopold. Una grande messa solenne (probabilmente KV 139) fu invece eseguita alla presenza della corte imperiale in occasione della consacrazione della chiesa dell'Orfanotrofio. La finta semplice venne rappresentata l'anno seguente, 1769, nel palazzo dell'arcivescovo a Salisburgo. In ottobre Mozart fu nominato Konzertmeister onorario presso la corte salisburghese.
Appena tredicenne, Mozart aveva acquisito una notevole familiarità con il linguaggio musicale del suo tempo. Le prime sonate di Parigi e Londra, i cui autografi includono l'ausilio della mano di Leopold, mostrano un piacere ancora infantile nel modellare le note e la tessitura musicale. Ma le sinfonie di Londra e de L'Aja attestano la rapida e originale acquisizione da parte di Mozart della musica che aveva incontrato. Analoghe dimostrazioni provengono dalle sinfonie composte a Vienna (come KV 43 e, specialmente, KV 48), caratterizzate da una tessitura più ricca e da uno sviluppo più approfondito. La sua prima opera italiana, poi, mostra un veloce apprendimento delle tecniche dello stile buffo.
I viaggi in Italia
La padronanza dello stile operistico italiano era un requisito indispensabile per una prospera carriera di compositore internazionale, e il dominio politico austriaco sull'Italia settentrionale assicurava porte aperte ai Mozart in quella zona. Questa volta la madre e la sorella di Wolfgang rimasero a casa: la corrispondenza familiare fornisce quindi un dettagliato resoconto degli eventi. Il primo viaggio in Italia cominciò il 13 dicembre 1769 e durò quindici mesi, portando padre e figlio in tutti i principali centri musicali della penisola; ma come al solito essi sostarono in ogni località dove potesse essere tenuto un concerto o dove un nobile desiderasse sentire Mozart suonare. Il primo concerto in terra italiana ebbe luogo a Rovereto, la sera di Natale del 1769.
A Verona Mozart fu sottoposto ad una serie di difficili prove all'Accademia Filarmonica; a Milano, dopo alcuni saggi delle sue capacità nella musica teatrale, gli fu commissionata la prima opera per la successiva stagione teatrale. Dopo una sosta a Bologna, dove i Mozart incontrarono lo stimato teorico della musica Giovanni Battista Martini, proseguirono per Firenze e quindi per Roma, dove giunsero in occasione della Settimana Santa. A Roma Wolfgang ascoltò il coro della Cappella Sistina eseguire il celebre Miserere di Gregorio Allegri (1582-1652), che era considerato un brano riservato ma che Mozart copiò riportandolo a memoria. Dopo aver passato sei settimane a Napoli, i Mozart iniziarono il viaggio di ritorno ripassando per Roma, dove furono ricevuti da papa Clemente XIV, il quale nominò Wolfgang cavaliere dell'ordine dello Speron d'Oro. L'estate 1770 fu trascorsa nei pressi di Bologna, dove Wolfgang superò le prove per l'ammissione alla locale Accademia Filarmonica. Verso la metà di ottobre, i Mozart raggiunsero Milano e lì Wolfgang portò a termine la sua nuova opera, Mitridate, re del Ponto (KV 87). Egli dovette riscrivere varie parti per soddisfare i capricci dei cantanti, ma alla fine, dopo una serie di prove (le lettere di Leopold forniscono un'affascinante visione delle procedure teatrali), la prima al Teatro Regio Ducale il 26 dicembre riscosse un notevole successo. Wolfgang, seguendo la tradizione, diresse personalmente le prime tre delle ventidue rappresentazioni. Dopo una breve deviazione che li portò a Venezia, i Mozart fecero ritorno a Salisburgo, dove giunsero il 28 marzo 1771.
Erano state poste le basi per un ulteriore viaggio in Italia: a Wolfgang erano state commissionate una serenata teatrale per un matrimonio reale, previsto a Milano nell'ottobre 1771, e un'altra opera, ancora a Milano, per il carnevale 1772-1773. Mozart aveva ricevuto anche l'incarico di scrivere un oratorio per Padova: durante il 1771 egli compose La Betulia liberata (KV 118), ma non c'è alcuna traccia di rappresentazione. Il secondo viaggio italiano, tra agosto e dicembre 1771, vide la prima di Ascanio in Alba (KV 111): Leopold scrisse con orgoglio che quest'opera "oscurò completamente" l'altro lavoro scritto per l'occasione, un'opera (Ruggiero) di Johann Adolf Hasse, che allora era considerato il maggior compositore di opere serie. Ma le speranze che Leopold aveva nutrito riguardo ad un definitivo incarico per il figlio a Milano andarono disattese. Tornato a Salisburgo, Mozart visse un periodo particolarmente prolifico: scrisse otto sinfonie, quattro divertimenti, varie opere sacre e una serenata allegorica, Il sogno di Scipione (KV 126). Nato probabilmente come omaggio al principe vescovo di Salisburgo, conte Sigismund von Schrattenbach, questo lavoro non poté essere rappresentato fino alla primavera del 1772 e quindi fu utilizzato per celebrare l'elezione del suo successore, il conte Hieronymus Colloredo. Schrattenbach, che era stato un datore di lavoro tollerante e generoso nei confronti dei Mozart, morì infatti verso la fine del 1771.
Il terzo e ultimo viaggio italiano durò dall'ottobre 1772 fino al marzo 1773. Lucio Silla (KV 135), la nuova opera, fu rappresentata il 26 dicembre 1772 e, dopo un difficile inizio (la prima cominciò con tre ore di ritardo e ne durò sei) ebbe un successo ancora maggiore del Mitridate, ottenendo ventisei repliche. Questo è il primo indizio del grande compositore di teatro che doveva diventare Mozart. A Lucio Silla egli fece seguire un mottetto scritto per il principale cantante dell'opera, il castrato e compositore Venanzio Rauzzini, Exsultate, jubilate (KV 165), un attraente pezzo in tre movimenti che termina con un brillante "Alleluja". La musica strumentale del periodo intorno ai viaggi in Italia comprende svariate sinfonie: alcune di esse sono scritte in un leggero stile italiano (ad esempio KV 95 e KV 97), ma altre, in particolare le sette composte nel 1772, percorrono nuovi territori nel campo della forma, dell'orchestrazione e della tonalità (cfr. KV 130, KV 132 e KV 134). Ci sono inoltre sei quartetti per archi e tre divertimenti, caratterizzati da un tono vivace ed estroverso.
La prima maturità
Parecchie sinfonie e divertimenti, dunque, nonché una messa, composta nell'estate del 1773 (KV 167). Poi Leopold, cercando una sistemazione per suo figlio migliore di quella alla corte di Salisburgo (tanto più che ora c'era un arcivescovo molto meno comprensivo), lo portò a Vienna. Non si trovò alcuna sistemazione, ma i contatti di Mozart con la moderna musica viennese sembrano aver riscosso un notevole effetto su di lui. Nella capitale austriaca egli compose una serie di sei quartetti d'archi, dimostrando di conoscere la recente Opus 20 di Franz Joseph Haydn. Subito dopo il suo rientro a Salisburgo, Mozart scrisse un nuovo gruppo di sinfonie, tra le quali due testimoniano il nuovo livello raggiunto: la n. 25 "Piccola" in Sol minore (KV 183) e la n. 29 in La maggiore (KV 201). Risale a questo periodo anche il primo vero concerto per pianoforte di Mozart (KV 175), essendo quelli precedenti rielaborazioni di composizioni di altri autori.
Il 1774 vide la composizione di altre sifonie, di un concerto per fagotto (KV 191) e di uno per due violini, in uno stile affine a quello di Johann Christian Bach (KV 190), di serenate e parecchie opere sacre. Mozart era ora un Konzertmeister stipendiato dalla corte di Salisburgo e la musica sacra in particolare era richiesta per essere utilizzata in cerimonie locali. L'arcivescovo Colloredo, dalle idee progressiste, era contrario alla musica troppo fastosa e stabilì severi limiti di durata della messa, che Mozart era obbligato a rispettare. Alla fine dell'anno venne commissionata a Wolfgang la composizione di un'opera buffa, La finta giardiniera (KV 196), per il carnevale di Monaco, dove riscosse il dovuto successo. Con essa, la prima opera comica di Mozart se si escludono quelle dell'infanzia, il compositore diede voce a nuove idee espressive nell'uso dell'orchestra, riempendo di personalità le figure dell'opera buffa italiana, altrimenti vuote e stereotipate.
A partire dal marzo 1775, per un periodo ininterrotto di circa due anni e mezzo, Mozart lavorò stabilmente a Salisburgo. La musica che gli veniva richiesta, però, era poca e per niente all'altezza delle sue capacità. Durante questo periodo compose solo un opera teatrale, la serenata Il re pastore (KV 208), ma scrisse numerose opere sacre e varie composizioni strumentali. Il suo pezzo sacro più notevole furono le Litaniae de venerabili altaris sacramento (KV 243), che abbracciano un ampio ventaglio di stili (fughe, cori di considerevole forza drammatica, arie fiorite). I lavori strumentali comprendono divertimenti, concerti e serenate, tra cui la notevole Haffner (KV 250), che con la ricchezza della sua strumentazione e la profondità della sua scrittura porta lo stile della serenata verso quello sinfonico, senza però tradire il suo tradizionale spirito cordiale. I cinque concerti per violino, tutti di questo periodo, mostrano una notevole padronanza nell'uso della materia musicale, dando vita a idee sempre più stupefacenti: l'uso di temi popolareggianti nei finali è tipico della musica della Germania meridionale. Mozart scrisse un concerto per tre pianoforti (KV 242) e tre concerti per pianoforte, l'ultimo dei quali (KV 271), dimostra un nuovo livello di maturità nella tecnica e nell'espressione.
Mannheim e Parigi
Doveva essere chiaro, non solo a Wolfgang ma anche a suo padre, che una piccola corte provinciale come quella salisurghese non era un posto adatto ad un genio del suo calibro. Nel 1777 egli chiese all'arcivescovo il permesso di assentarsi da Salisburgo e, accompagnato dalla madre, partì alla ricerca di nuove opportunità. La corrispondenza tenuta con suo padre nel corso dei sedici mesi di viaggio non solo fornisce informazioni su cosa Mozart facesse, ma getta una vivida luce sul cambiamento nelle loro relazioni. Wolfgang, ora ventunenne, sentiva sempre più il bisogno di affrancarsi dalla dominazione paterna, mentre le ansietà di Leopold circa il loro futuro assumevano dimensioni patologiche.
Mozart e la madre si recarono in primo luogo a Monaco, dove l'Elettore rifiutò cortesemente di offrire a Mozart un posto presso la sua corte. Quindi essi andarono ad Augusta, facendo visita ai parenti paterni; qui Wolfgang iniziò una vivace amicizia con la cugina Maria Anna Thekla (con la quale in seguito tenne una corrispondenza piena di umorismo allegro e osceno). Alla fine di ottobre Mozart e la madre giunsero a Mannheim, la cui corte dell'Elettore Palatino era una delle più famose ed evolute in Europa sul piano musicale. Mozart vi soggiornò per più di quattro mesi, sebbene comprendesse presto che neppure lì c'era posto per lui. Egli divenne amico di vari musicisti di Mannheim, insegnò musica e suonò, si innamorò di Aloysia Weber, un soprano, seconda delle quattro figlie di un copista di musica. Compose varie sonate per pianoforte, alcune con accompagnamento di violino. Prospettò al padre un progetto di viaggio in Italia con i Weber; tale proposta, del tutto irresponsabile, fu respinta da Leopold con una replica adirata: "Via, a Parigi! e che tu possa presto trovare il tuo posto tra i grandi uomini: aut Caesar aut nihil". Il piano prevedeva che Wolfgang dovesse andare da solo nella capitale francese, ma poiché il padre non aveva grande fiducia nelle capacità amministrative del figlio, decise che dovesse essere ancora accompagnato dalla madre. Essi raggiunsero Parigi verso la fine di marzo del 1778 e Mozart trovò ben presto da lavorare. Il suo risultato più importante è la sinfonia (KV 297) composta per i Concerts spirituels, una brillante composizione in Re maggiore con la quale egli soddisfece il gusto del pubblico parigino con grandi sfoggi orchestrali, senza però sacrificare l'unità della composizione.
Il giorno del debutto della sinfonia, il 18 giugno, sua madre era seriamente malata e il 3 luglio morì. Mozart scrisse dapprima a Leopold parlando di una grave malattia, e nel contempo scrisse un'altra lettera ad un amico di Salisburgo, chiedendogli di preparare il padre alla triste notizia. Wolfgang andò quindi ad abitare con Friedrich Melchior, barone von Grimm, un amico tedesco. Poco tempo dopo Grimm scrisse a Leopold parlando pessimisticamente delle prospettive di Wolfgang a Parigi. Leopold negoziò pertanto con l'arcivescovo la riassunzione del figlio alla corte di Salisburgo, con il ruolo di organista. Richiamato a casa, Wolfgang, sia pure riluttante, obbedì e si diresse verso la città natale, passando per Mannheim, dove fu accolto freddamente da Alysia Weber. Alla metà di gennaio del 1780 egli era di nuovo a Salisburgo.
Salisburgo e Monaco
Tornato a Salisburgo, Mozart sembrava essere ansioso di dimostrare la sua padronanza dei vari stili musicali: delle tre sinfonie che egli scrisse nel 1779-80, la n. 32 in Sol maggiore (KV 318) ha un coup d'archet alla moda parigina e dei crescendo come quelli amati a Mannheim, e la n. 34 in Do maggiore (KV 338) mostra varie caratteristiche della brillante maniera parigina. La principale composizione orchestrale di questo periodo, tuttavia, fu la sinfonia concertante per violino e viola in Mi bemolle maggiore (KV 364): ci sono molti elementi tipici di Mannheim nella scrittura orchestrale, ma il carattere dell'opera, la sua ingegnosa strumentazione e la sua profondità di sentimento sono chiaramente mozartiani. Sempre a questo periodo appartengono l'esuberante concerto per due pianoforti (KV 365) e la sonata per due pianoforti (KV 448), nonché varie opere sacre, tra cui la più famosa delle messe di Mozart, la Krönungs-Messe (KV 317).
Ma fu soprattutto la musica per il teatro che attirò l'interesse Mozart. Tra il 1779 e il 1780 egli compose buona parte di un Singspiel, conosciuto come Zaide (KV 344), nonostante non ci fossero concrete prospettive per una rappresentazione. Così, Wolfgang dovette essere molto contento quando, nell'estate del 1780, ricevette l'incarico di comporre un'opera seria italiana da rappresentare a Monaco. Il soggetto doveva essere Idomeneo, re di Creta, e il librettista era il chierico Giambattista Varesco, che intendeva basarsi su un testo francese del 1712. Mozart iniziò a lavorare già a Salisburgo, giacché conosceva le capacità di buona parte dei cantanti, ma poi andò a Monaco dieci settimane prima della data fissata per la prima rappresentazione, in modo da completare l'opera sul posto. Leopold rimase a Salisburgo fin quasi al momento della prima e fece da tramite fra Wolfgang e Varesco; la loro corrispondenza è perciò ricca di informazioni sul processo di composizione dell'opera. Quattro argomenti dominavano le lettere inviate da Mozart a casa. Innanzi tutto, era ansioso, come sempre, di assicurare il padre che i cantanti accoglievano con entusiasmo la sua musica. In secondo luogo, era preoccupato dai tagli al libretto: quest'ultimo era troppo lungo e pertanto Mozart dovette tagliare molti recitativi, alcune scene corali e perfino due arie dell'ultimo atto. In terzo luogo, era sempre alla ricerca di modifiche che rendessero l'azione più naturale e plausibile. In quarto luogo, infine, era molto occupato nell'adattare la musica e l'azione alle necessità e ai limiti dei cantanti.
In Idomeneo, re di Creta (KV 366) Mozart dipinse un'emozione seria ed eroica con una ricchezza senza pari, seppur influenzato dalle musiche di Christoph Willibald Gluck, Niccolò Piccinni e altri. Rappresentata per la prima volta il 29 gennaio 1781, appena due giorni dopo il venticinquesimo compleanno di Mozart, l'opera fu accolta con grande successo. Wolfgang era ancora con suo padre a Monaco quando, il 12 marzo, egli fu convocato dall'arcivescovo Colloredo nella sua residenza di Vienna, dove si stava celebrando l'ascesa al trono di Giuseppe II.
Vienna: i primi anni
Fresco di trionfi a Monaco, dove si era intrattenuto liberamente con i membri della nobiltà, Mozart si trovò ora posto alla tavola della servitù nella residenza viennese di Colloredo. Per di più, l'arcivescovo gli negò il permesso di suonare ai concerti, tra cui uno alla presenza dell'imperatore, nel quale Mozart avrebbe potuto guadagnare metà stipendio di un anno in una sola serata. Mozart si sentì offeso e umiliato. La situazione sfociò in un acceso colloquio con l'arcivescovo Colloredo, il quale, stando al racconto di Mozart, usò un linguaggio non proprio ecclesiastico. Mozart chiese il licenziamento, che gli fu dato il 9 giugno 1781, dopo un tempestoso incontro con l'attendente di corte, il conte Arco.
Mozart, che andò ad abitare con i suoi vecchi amici Weber (Aloysia si era sposata con l'attore di corte nonché pittore Joseph Lange), cerco di guadagnarsi da vivere a Vienna. Sebbene fosse desideroso di ottenere un impiego presso la corte imperiale, per il momento egli iniziò ad insegnare ad alcuni allievi, a scrivere musica per gli editori e a suonare nei concerti, che a Vienna si tenevano nelle case nobiliari piuttosto che in pubblico. Mozart cominciò inoltre a comporre una nuova opera, Die Entführung aus dem Serail (KV 384). Nell'estate del 1781 iniziarono a circolare voci, tanto a Vienna quanto a Salisburgo, che Mozart avesse intenzione di sposare la terza delle sorelle Weber, Constanze; ma egli lo negò recisamente in una lettera al padre: "Non ho mai pensato di prendere moglie... inoltre, non sono innamorato di lei". Egli cambiò casa per soffocare i pettegolezzi. In dicembre, tuttavia, egli chiese la benedizione del padre sul suo matrimonio con Constanze, della quale ora era innamorato e con la quale, probabilmente a causa delle macchinazioni della madre di lei, era in un certo senso impegnato. Poiché in seguito Constanze distrusse le lettere di Leopold - per ragioni facili a immaginarsi - esiste solo un lato della corrispondenza, quella indirizzata da Wolfgang al padre. Le reazioni di quest'ultimo, comunque, possono essere agevolmente dedotte dalle lettere del primo: sembrerebbe che questo periodo le relazioni tra padre e figlio non siano state delle migliori.
Dal punto di vista musicale, nella prima parte dell'anno 1782 le maggiori preoccupazioni di Mozart riguardarono Die Entführung aus dem Serail (KV 384). L'opera, dopo vari rinvii, raggiunse la scena del Burgtheater il 16 luglio. L'aneddoto secondo il quale l'imperatore avrebbe commentato "troppe note, mio caro Mozart" probabilmente non è del tutto reale, ma esso è sintomatico: l'opera ha davvero più note di altre composizioni analoghe, con una tessitura più approfondita, una migliore elaborazione e arie più lunghe. Le lettere di Mozart al padre ci permettono di vedere il suo approccio alla composizione teatrale, giacché esse spiegano, ad esempio, l'uso delle figurazioni nell'accompagnamento e dei rapporti tonali al fine di incarnare nella musica stessa il significato dell'opera. Inoltre Mozart modificò considerevolmente il testo originale per rafforzare l'effetto drammatico e per creare migliori opportunità per la sua musica. Caratteristiche di rilievo sono: le colorazioni turchesche, create da giri di frase e cromatismi "esotici" nonché dall'impiego di strumenti dei giannizzeri; il finale del secondo atto, sulla falsariga dell'opera buffa senza però la spinta drammatica tipica del modello italiano; le arie straordinariamente espressive dell'eroina (per coincidenza chiamata Constanze); e infine quelle che Mozart definiva come concessioni al gusto viennese per la musica comica, come il duetto "Vivat Bacchus". Die Entführung ebbe un immediato e duraturo successo. Ben presto entrò nel repertorio di compagnie teatrali itineranti e di provincia - come aveva fatto, sia pure in misura minore, La finta giardiniera (KV 196) - e contribuì a diffondere la fama di Mozart in tutte le nazioni germanofone.
Nella seconda parte dell'anno, Mozart lavorò su una serie di tre concerti per pianoforte (KV 413, KV 414 e KV 415) e iniziò una serie di sei quartetti per archi (cfr. KV 387). Cominciò inoltre a comporre una grande messa in Do minore (KV 427), che egli aveva fatto voto di scrivere in occasione del suo matrimonio ma che fu completata solo nelle prime due sezioni, "Kyrie" e "Gloria". Tra gli influssi che incisero su questa musica, oltre alla tradizione ecclesiastica austriaca, c'era quello della musica barocca (Bach, Händel e altri) della quale Mozart era venuto a conoscenza nella casa di uno dei suoi benefattori, il barone Gottfried van Swieten, appassionato della musica antica e collezionista di partiture. L'influenza barocca è evidente in particolare nelle austere linee melodiche di alcuni brani della messa. Mozart e sua moglie Constanze soggiornarono a Salisburgo nell'estate e nell'autunno del 1783: il 26 ottobre la messa, benché non ancora completata, fu eseguita nell'abbazia di San Pietro, con Constanze nel ruolo di soprano solista. Sulla via del ritorno verso Vienna, Mozart sostò a Linz, dove in poco tempo scrisse la sinfonia conosciuta con il nome di questa città (KV 425).
Il successo viennese
Dopo il ritorno a Vienna, iniziò per Mozart il periodo più produttivo e fortunato della sua vita. Egli aveva scritto una volta al padre che Vienna era "la terra del pianoforte": e infatti i suoi maggiori successi li raccolse come pianista-compositore. Nell'intervallo di tempo di poco più di cinque settimane egli tenne ventidue concerti, soprattutto nelle case Esterházy e Galitzin, ma anche cinque volte a casa propria. Nel febbraio 1784 Mozart iniziò a tenere un catalogo delle proprie composizioni, cosa che suggerisce una nuova consapevolezza della posterità e dei suoi rapporti con essa. Nei concerti, normalmente egli suonava il pianoforte, sia brani già scritti sia improvvisati al momento. Alcuni esempi di queste improvvisazioni ci sono probabilmente offerti dalle fantasie, come ad esempio quella in Do minore (KV 475) del 1785. Mozart diresse inoltre l'esecuzione delle sue sinfonie, riutilizzando quelle scritte a Salisburgo nonché due di nuova composizione, la Haffner (KV 385) e la Linzer (KV 425); tuttavia il fulcro della sua attività concertistica restarono i concerti per pianoforte.
Nel 1782-83 Mozart compose tre concerti per pianoforte (KV 413, KV 414 e KV 415), che pubblicò nel 1785 rendendo opzionali le parti per fiati (affinché i concerti fossero adatti ad un uso domestico) e che egli descrisse come "il giusto mezzo tra il troppo facile e il troppo difficile". Sei altri concerti seguirono nel 1784, tre nel 1785, tre nel 1786, uno nel 1788 e uno nel 1791. Con il gruppo del 1784 (KV 449, KV 450, KV 451, KV 453, KV 456 e KV 459) Mozart raggiunse un nuovo livello nella composizione di concerti per pianoforte: questi concerti sono sinfonici, ricchi nella melodia, ingegnosi nell'orchestrazione, e sono al tempo stesso capaci di mescolare mirabilmente l'elemento virtuoso del solista nella struttura musicale dell'insieme. Buona parte del materiale melodico è affidato agli strumenti a fiato e viene sviluppato uno stile melodico che nasce dal dialogo e dall'interazione tra i vari strumenti. Dopo il gruppo del 1784, tutti i concerti del quale cominciano con il tema esposto dall'orchestra e quindi ripreso dal pianoforte, con il gruppo del 1785 Mozart affidò al solista il compito di reinterpretare il materiale tematico dell'apertura. Questi tre concerti raggiungono un livello sempre più elevato: il primo (KV 466) è una composizione in Re minore dal tono romantico, il secondo (KV 467) presenta un secondo movimento di straordinaria bellezza, il terzo (KV 482) si segnala per i suoi ritmi marziali e gli interventi dei fiati. Il gruppo del 1786 inizia con un raffinato concerto dal tono elegiaco (KV 488), seguito poi da due concerti dall'impianto grandiosamente sinfonico: uno in Do minore (KV 491) e l'altro in Do maggiore (KV 503). La serie dei concerti per pianoforte sarà conclusa da un concerto del 1788 (KV 537) e da uno del 1791 (KV 595).
In questo periodo Mozart compose opere di particolare rilievo anche nell'ambito della musica da camera. La produzione del 1784 comprende una bella sonata per pianoforte in Do minore ((KV 457) e una sonata per violino e pianoforte scritta appositamente per una virtuosa italiana, Regina Strinasacchi (KV 454). Mozart scrisse inoltre, in uno stile affine a quello dei concerti, un quintetto per pianoforte e strumenti a fiato (KV 452), che egli stesso considerava tra le sue composizioni migliori. La serie di sei quartetti per archi iniziata nel 1782 fu terminata al principio del 1785 (cfr. KV 465) e pubblicata nel corso di quell'anno con dedica a Franz Joseph Haydn, grande amico di Mozart. Nel 1785 Haydn disse a Leopold, mentre questi era a Vienna in visita al Wolfgang: "Vostro figlio è il più grande compositore che io conosca di persona o di nome; egli ha buon gusto e, cosa ancora più importante, una profondissima conoscenza dell'arte di comporre".
Dal Figaro al Don Giovanni
Malgrado i grandi successi come pianista e compositore, lo stato delle finanze di Mozart non era delle migliori. Pur essendo le entrate di notevole entità, infatti, egli spendeva molto per poter essere accolto da pari a pari nell'alta società. Il consiglio di Leopold di essere riservato ("come un Inglese") con gli altri musicisti ma amichevole con l'aristocrazia aveva il suo prezzo. La vita "nobiliare" condotta da Mozart e dalla moglie li portò ad avere gusti e abitudini eccessivamente dispendiosi rispetto alle loro entrate. Una possibile fonte di salvezza sul piano economico sarebbe potuta venire da un incarico stabile presso la corte imperiale, ma Mozart sapeva che l'influenza musicale italiana sulla corte, e in particolare quella del Kapellmeister Antonio Salieri, era troppo potente ed esclusiva per poter sperare di essere assunto stabilmente presso la corte; i suoi rapporti personali con Salieri, tuttavia, furono sempre amichevoli.
Il successo presso il teatro di corte era un importantissimo traguardo per un compositore. L'imperatore Giuseppe II aveva rivolto le sue preferenze verso l'opera italiana e perciò, sin dal 1783, Mozart aveva cercato libretti italiani adatti per comporre una propria opera: egli aveva conosciuto Lorenzo da Ponte, un avventuriero italiano, abate più di nome che di fatto, che era un abile poeta e librettista presso il teatro di corte. Su invito di Mozart, da Ponte scrisse un libretto, Le nozze di Figaro, basato su una commedia di Beaumarchais, Le mariage de Figaro, eliminandone però le implicazioni politiche per renderlo accettabile alla censura austriaca. La musica del Figaro (KV 492), tuttavia, mette in luce le distinzioni sociali: l'opera presenta la figura del nobiluomo che desidera prevaricare i suoi sudditi riaffermando antichi privilegi, ma la comicità del libretto e della musica mette in secondo le tensioni sociali, rendendo latente il conflitto di classe. Sul piano musicale, l'opera si segnala in particolare per il trattamento sinfonico dei finali degli atti: questa caratteristica, unita ad un elaborato approfondimento psicologico dei personaggi incarnato nella stessa scrittura orchestrale, consente all'opera di raggiungere una notevole profondità di significato che la distingue da tutte le altre opere buffe italiane, fondate su situazioni e personaggi stereotipati.
Il Figaro raggiunse le scene l'1 maggio 1786 e fu accolto con favore dal pubblico. Ci furono nove rappresentazioni nel 1786 e altre ventisei quando fu ripreso nel 1789-90. L'opera godette di una particolare popolarità nella città di Praga e pertanto verso la fine dell'anno Mozart fu invitato a recarsi nella capitale boema. Egli vi andò nel gennaio 1787, eseguendovi una nuova sinfonia (KV 504) e accettando la commissione di una nuova opera da rappresentarsi l'autunno successivo. Fece ritorno a Vienna nel febbraio 1787.
Le attività concertistiche di Mozart a Vienna andarono progressivamente diminuendo. Non c'è traccia di alcun suo concerto pubblico nella capitale austriaca per tutto il 1787. In aprile egli seppe che suo padre era gravemente malato: Mozart gli scrisse una lettera prospettando una visione della morte ("la più buona e vera amica dell'umanità") fondata sulle dottrine della Massoneria, che egli aveva abbracciato verso la fine del 1784. Leopold morì il 28 maggio 1787.
La musica di Mozart risalente a questo periodo comprende due quintetti per archi, probabilmente il vertice della sua produzione cameristica: il quintetto in Do maggiore (KV 515) è il più esuberante dei due, mentre quello in Sol minore (KV 516) è sempre stato apprezzato per la sua profondità di sentimento. Sempre a questo periodo appartengono una serie di brevi ma affascinanti Lieder e tre notevoli composizioni strumentali: il divertimento Ein musikalischer Spaß (KV 522) una umoristica parodia della musica scritta da cattivi compositori; la serenata Eine kleine Nachtmusik (KV 525), divenuta giustamente celeberrima; e una deliziosa sonata per violino e pianoforte (KV 526).
La principale occupazione di Mozart durante il 1787 fu però la composizione del Don Giovanni (KV 527), che doveva essere rappresentato a Praga. La prima esecuzione ebbe luogo il 29 ottobre e riscosse un notevole successo. Il Don Giovanni fu la seconda opera di Mozart basata su un libretto di da Ponte, che utilizzò come modello un libretto di Giovanni Bertati, messo in scena a Venezia all'inizio del 1787 con musica di Giuseppe Gazzaniga. L'opera è un "dramma giocoso" che, per via del suo più serio trattamento dei personaggi, raggiunge una maggiore potenza espressiva di quella ottenuta da un'opera buffa. Come nel Figaro i due finali sono veramente notevoli: il primo per le tre orchestre poste sulla scena che suonano tre differenti danze, specchio di tre diversi stati sociali; il secondo per la memorabile scena della cena, durante la quale la statua del Commendatore porta Don Giovanni alla dannazione, mentre i tromboni sottolineano l'aspetto soprannaturale con uno ieratico ritmo puntato. Il carattere comico dell'opera è incarnato dalla figura di Leporello, che anche nel momento più drammatico commenta la scena nascosto sotto il tavolo. Il carattere "demoniaco" dell'opera ha sempre esercitato un notevole fascino sul pubblico e ha dato origine ad una enorme quantità di scritti, interpretazioni e commenti.
Gli ultimi viaggi
Quando fece ritorno a Vienna da Praga verso la metà di novembre del 1787, Mozart ricevette finalmente un posto a corte, come Kammermusicus al posto di Christoph Willibald Gluck che era appena morto. Si trattava più che altro di una sinecura, visto che l'unica incombenza che il ruolo richiedeva era quello di comporre musica per i balli di corte, cosa che Mozart fece con abbondanza e con una certa originalità. Il salario di 800 fiorini, tuttavia, non sembrò essere sufficiente a ripianare i problemi finanziari di Mozart. I suoi debiti, comunque, non furono mai eccessivi ed egli fu sempre in grado di mantenere una piccola servitù e una propria carrozza. Le preoccupazioni economiche sue e della moglie riguardavano non tanto la sopravvivenza, quanto piuttosto il mantenimento di un tenore di vita elevato. Nel 1788 cominciò una serie di lettere indirizzate ad un fratello massone, Michael Puchberg, con domande di denaro in prestito; di solito Puchberg concedeva quanto richiesto e sembra che Mozart abbia onorato puntualmente i suoi debiti. Mozart fu particolarmente depresso nel corso dell'estate, quando scrisse di avere "neri pensieri": è stata pertanto avanzata l'ipotesi che egli avesse una personalità ciclotimica, con alternanza di periodi di euforia a periodi di tristezza.
Durante questo periodo di depressione Mozart scrisse le sue tre ultime sinfonie, in Mi bemolle maggiore (KV 543), in Sol minore (KV 550) e in Do maggiore Jupiter (KV 551): esse, unitamente alla sinfonia Prager (KV 504) rappresentano il vertice assoluto della musica sinfonica. Non si sa per quale occasione furono composte queste sinfonie: probabilmente Mozart aveva in mente una stagione concertistica estiva. La sinfonia Prager è il punto d'arrivo di una serie di brillanti pezzi orchestrali in Re maggiore; la sinfonia in Mi bemolle maggiore, contraddistinta dalla presenza dei clarinetti e da un temperamento più lirico, si segnala per l'impianto luminoso e sereno; nella sinfonia in Sol minore si esprime una forte passione, una sorta di pathos sublime; la sinfonia Jupiter (l'appellativo è entrato in uso nell'Ottocento) ha un'atmosfera solenne e cerimoniosa, con una notevole ricchezza tematica e sonora, e si conclude con uno splendido finale, che è costruito su una struttura fugata e che termina con una grande apoteosi con un contrappunto a cinque voci.
All'inizio del 1789 Mozart accettò l'invito a recarsi a Berlino insieme al principe Karl Lichnowsky. Essi fecero sosta a Praga, Dresda (dove Mozart suonò per la corte) e Lipsia (dove improvvisò sull'organo della Thomaskirche). Egli fu ricevuto presso la corte prussiana e probabilmente fu invitato a comporre alcune sonate per pianoforte per la principessa e alcuni quartetti d'archi per il re Federico Guglielmo II, suonatore di violoncello. In effetti, Mozart scrisse tre quartetti (KV 575, KV 589 e KV 590), nei quali la parte del violoncello è particolarmente sviluppata, e una sonata per pianoforte (KV 576): è però improbabile che Mozart abbia mai ricevuto qualche compenso per questa musica.
L'estate vide la composizione del quintetto per clarinetto (KV 581), nel quale il vero stile cameristico si concilia dolcemente con le qualità del solista. Quindi Mozart si concentrò nella composizione della sua successiva opera teatrale, la terza su libretto di da Ponte: il Così fan tutte (KV 588) debuttò il 26 gennaio 1790. Le rappresentazioni si interruppero dopo la quinta replica, quando il teatro fu chiuso a causa della morte dell'imperatore Giuseppe II; tuttavia, altre cinque rappresentazioni si tennero in estate. Quest'opera, la più sottile e la più simmetrica delle tre, fu a lungo disprezzata (a cominciare da Beethoven) per la frivolezza del soggetto, ossia la debolezza delle donne. Ma una lettura più attenta dimostra che il Così fan tutte, con la sua musica preziosa che diventa sempre più complessa man mano che la trama si dipana, non è una composizione frivola, bensì un penetrante saggio sui sentimenti umani.
Il 1790 fu un anno difficile e poco produttivo: oltre al Così fan tutte, Mozart completò due quartetti "prussiani" (KV 589 e KV 590), strumentò alcune opere di Georg Friedrich Händel per la loro esecuzione nella casa di van Swieten e scrisse la prima delle fantasie per organo meccanico (KV 594). In autunno, desideroso di farsi notare nei circoli di corte, andò a Francoforte per assistere all'incoronazione imperiale di Leopoldo II: il concerto che vi tenne, che includeva due concerti per pianoforte e probabilmente una delle sinfonie del 1788, fu mal programmato, poco seguito e fallimentare dal punto di vista finanziario.
L'ultimo anno
Il 1791 si preannunciò come un anno migliore. Per un concerto tenuto in marzo Mozart terminò la composizione del suo ultimo concerto per pianoforte (KV 595), scrisse numerose danze per la Redoutensaal e compose due nuovi quintetti per archi, uno in Re maggiore (KV 593) e uno in Mi bemolle maggiore (KV 614). In aprile ottenne il posto di assistente senza stipendio dell'anziano Kapellmeister della cattedrale di Santo Stefano, Leopold Hofmann, con l'aspettativa di essere nominato suo successore (ma Hofmann sarebbe vissuto sino al 1793).
Nel 1789 un vecchio amico di Mozart, Emanuel Schikaneder, aveva allestito una compagnia per la messa in scena di Singspiels in un teatro di periferia. Nel 1791 egli incaricò Mozart di musicare un suo libretto intitolato Die Zauberflöte; Mozart vi lavorò nel corso della primavera e fino all'inizio dell'estate. Poi ricevette un'altra commissione, anonima, per la composizione di un Requiem, sotto la condizione che essa dovesse restare segreta. Inoltre, egli fu invitato, probabilmente in luglio, a scrivere un'opera che doveva essere rappresentata in settembre a Praga, durante le festività per l'incoronazione di Leopoldo II. Durante la maggior parte dell'estate e dell'autunno Constanze rimase a Baden per fare delle cure termali; in luglio ella diede alla luce il loro sesto figlio, uno dei due che sopravvissero (Carl Thomas, 1784-1858, e Franz Xaver Wolfgang, 1791-1844). Le lettere di Mozart a lei indirizzate mostrano che da principio egli lavorò a Die Zauberflöte (KV 620), poi si dedicò a comporre in tutta fretta l'opera per Praga, La clemenza di Tito (KV 621), che completò in soli diciotto giorni, anche se probabilmente i recitativi secchi furono scritti dal suo allievo Franz Xaver Süssmayr. L'opera, basata su un vecchio libretto di Pietro Metastasio ripreso e modificato da Caterino Mazzolà, poeta di corte a Dresda, alla prima rappresentazione fu accolta tiepidamente, ma ben presto conquistò il pubblico di Praga e nei decenni successivi divenne una delle composizioni maggiormente ammirate di Mozart.
Verso la metà di settembre Mozart era di ritorno a Vienna: il suo concerto per clarinetto (KV 622) venne terminato il 29 settembre e il giorno successivo si tenne la prima rappresentazione di Die Zauberflöte (KV 620): l'opera divenne rapidamente la più amata delle opere teatrali di Mozart. Schikaneder derivò la sua storia da una raccolta di fiabe di Christoph Martin Wieland, ma si rifece anche ad altre fonti letterarie e probabilmente al pensiero massonico. Dal punto di vista musicale, l'opera si distingue dagli altri Singspiel non solo per l'eccelsa qualità della musica, ma anche per gli ideali che si celano sotto quella che appare come una semplice fiaba per bambini.
Mozart stava già male quando era a Praga, ma a giudicare dalle lettere inviate a Constanze in ottobre egli era di buon umore e, per qualche ragione, più ottimistico sul proprio futuro. Egli compose per la sua loggia una cantata massonica (KV 623), che diresse personalmente nell'esecuzione del 18 novembre. In questo periodo, inoltre, lavorò assiduamente alla composizione del Requiem (KV 626). Alla fine di novembre le sue condizioni di salute si aggravarono e fu costretto a restare a letto: il 5 dicembre 1791, cinque minuti prima dell'una di mattina, Mozart morì. "Febbre miliare acuta" fu la causa di morte secondo i primi accertamenti; in seguito si parlò anche di "febbre reumatico-infiammatoria". Sono state avanzate molte altre ipotesi diagnostiche, alcune plausibili, altre molto fantasiose. Non c'è nessuna prova per sostenere la storia secondo la quale Mozart fu avvelenato da Antonio Salieri (un collega e un amico, piuttosto che un accanito rivale) o da qualcun altro. Mozart fu seppellito in una fossa comune, una pratica consueta nella Vienna di allora; il funerale venne seguito da un piccolo gruppo di amici.
Constanze volle che il Requiem, lasciato incompiuto dal marito, venisse completato, visto che il committente aveva promesso un lauto compenso. Questo misterioso committente era il conte Franz von Walsegg-Stuppach, che aveva il vezzo di far passare come proprie composizioni da lui appositamente commissionate sotto il vincolo della segretezza. La partitura incompleta fu affidata dapprima a Joseph Eybler, che però si dimostrò riluttante nel terminare l'opera, e quindi a Franz Xaver Süssmayr, che completò il Requiem basandosi probabilmente su appunti e istruzioni dello stesso Mozart. La grandiosa profondità di quest'opera, con le sue particolari coloriture orchestrali e la nobile scrittura corale, dà un'idea di ciò che Mozart avrebbe potuto scrivere come Kapellmeister presso la cattedrale di Santo Stefano.
© Traduzione, con aggiunte e modifiche, della voce "Mozart, Wolfgang Amadeus" in Encyclopædia Britannica.

