KV 126
Da WikiMozart.
Azione teatrale: Il sogno di Scipione
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Personaggi
- La dea Fortuna, soprano
- La dea Costanza, soprano
- Scipione, tenore
- Publio (Scipione l'Africano), tenore
- Emilio Paolo, tenore
Trama
Due dee, la Fortuna e la Costanza, appaiono in sogno a Scipione, domandandogli di scegliere a quale delle due egli intende affidarsi. Sempre in sogno, appaiono il padre putativo Publio e il padre naturale Emilio Paolo, i quali parlano al figlio dell'immortalità dell'anima, della vanità delle cose terrene e della ricompensa che attende i giusti. Scipione dà quindi la sua preferenza alla Costanza e la Fortuna, respinta, scatena la sua ira. L'opera termina con una "licenza" indirizzata all'arcivescovo Colloredo.
Note
L'opera venne rappresentata in occasione dell'elezione del conte Hieronymus Colloredo ad arcivescovo di Salisburgo.
Il tema classico viene dunque utilizzato, come nell'Ascanio in Alba (KV 111), per uno scopo chiaramente elogiativo e celebrativo. Pare che il conferimento di uno stipendio al ruolo di Konzertmeister, che Mozart ricopriva presso la corte salisburghese, sia dovuta alla buona impressione fatta sull'arcivescovo da quesa composizione.
Il libretto di questa azione teatrale di Pietro Metastasio fu messo in musica più volte tra il 1750 e il 1770: da Johann Adolf Hasse, Giuseppe Sarti, Cristoph Willibald Gluck, Niccolò Jommelli, Niccolò Piccinni e Baldassarre Galuppi.

