KV 16

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Sinfonia (n. 1)

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  • Catalogazione
  KV 16 / KV6 16
  • Tonalità
  Mi bemolle maggiore
  • Organico
  Piccola orchestra (archi, oboi, corni)
  • Data
  Fine 1764 - Inizio 1765
  • Luogo
  Londra
  • Risorse
     Partitura
     Ascolto
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Note

È la prima sinfonia composta da Mozart.

La sinfonia, "trepidamente mozartiana" (Ghéon), sembra anticipare futuri capolavori: in particolare, la sequenza Mi bemolle - Fa - La bemolle - Sol riapparirà anche nella sinfonia KV 319 e nella sinfonia KV 551.


Commenti

La prima sinfonia, scritta a Londra da Mozart appena e non ancora novenne, è già un risultato notevole sul piano artistico e stupisce che l’Einstein abbia potuto trovarla “ingenua”, affermando che la via che la separa dalla sinfonia Jupiter KV 551 è ben più lunga rispetto a quella che separa la prima e l’ultima sinfonia di Haydn. E’ più verosimile l’opposto. La sinfonia n.1 di Haydn, composta a solo cinque anni di distanza dalla “prima” di Mozart, nel 1759/60, sotto l’influsso palese della scuola di Mannheim, è l’opera di un ricercatore ancora privo di una direzione e di una fisionomia precise.Tutt’altro è il caso del piccolo Mozart. Egli ha appena conosciuto Johann Christian Bach e Carl Friedrich Abel, grandi beniamini del pubblico inglese e, quasi per gioco, per scacciare la noia in un giorno in cui il padre Leopold era ammalato, ha cercato di imitarli. In realtà, il suo vero modello è stato Abel di cui aveva sotto gli occhi alcune partiture in stampa e persino in manoscritto. Le prime sinfonie di Christian Bach furono pubblicate nell’autunno del 1765 e nulla induce a pensare che l’autore le abbia preventivamente mostrate al bimbo prodigio. Abel invece componeva sinfonie sin dal 1761 ed era considerato, a differenza di Bach, essenzialmente un compositore di musica strumentale. Ma il suo influsso non è determinante e questa svelta pagina rivela, soprattutto nel movimento iniziale, alcuni tratti dello stile mozartiano.

Allegro molto: Conformandosi nella lettera e nello spirito al tipo di sinfonia ouverture di origine italiana, in voga in tutte le corti d’Europa, Mozart sceglie un tema nettamente diviso in due fasi: la prima affermativa e vivace, con note ribattute sulla cresta della figura ascendente, “forte”, e la seconda, a note lunghe con un uniforme accompagnamento del basso, “piano”. Tutto il resto della composizione è contrassegnato da contrasti dinamici e locuzioni che ritroveremo nelle ouvertures del Ratto dal Serraglio e dell’Impresario. Come nella maggioranza delle opere di questo tipo, ossia sinfonie a vago indirizzo teatrale, sviluppo e ripresa quasi coincidono e la forma sonata è attuata in modo parziale, con un secondo soggetto appena abbozzato.

Andante: Inferiore al tempo precedente ne ripete in sostanza uno dei procedimenti compositivi, esponendo una breve melodia nel basso e sostenendola nelle altre voci con note ribattute o tenute. Contrariamente all’uso generale e in concordanza invece con lo stile di Abel, Mozart mantiene nel tempo lento gli strumenti a fiato, affidando la parte del primo corno, per necessità armoniche e quindi senza particolare significato, quel motivo di quattro note che i tedeschi considerano il suo motto o insegna e che compare in molte altre opere, compresa la sinfonia Jupiter.

Presto: In forma semplificata di rondò, questo finale saporito contiene tra i suoi pochi ingredienti un tema cadenzato e alcuni effetti di forte piano sulla stessa nota, sui quali il suo giovane autore volutamente insiste. E’ la degna conclusione del primo saggio di un genio in boccio.

(Tratto da Le 75 Sinfonie di Mozart di Luigi Della Croce)


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