KV 319

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Sinfonia (n. 33)

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  • Catalogazione
  KV 319 / KV6 319
  • Tonalità
  Si bemolle maggiore
  • Organico
  Orchestra (archi, oboi, fagotti, corni)
  • Data
  9 luglio 1779
  • Luogo
  Salisburgo
  • Risorse
     Partitura
     Ascolto
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Note

Questa sinfonia, malgrado l'organico non molto ampio, risulta di ampio respiro e "perfettamente equilibrata" (Poggi e Vallora).


Commenti

Questa sinfonia, composta a Salisburgo in una giornata di grazia, rappresenta in ogni senso una svolta rispetto alla sinfonia precedente. Dallo stile italo francese Mozart passa ad uno stile essenzialmente germanico, dallo strumentale carico dei brani celebrativi ad un’orchestra trasparente prevalentemente concentrata sugli archi, dalla falsariga dell’ouverture ad una forma sonata attuata nel modo più esteso, da una tematica di atmosfera a soggetti melodici evidenziati, dagli italianisti sonori ed esuberanti ad un discorso più temperato, infine dalla struttura tripartita ad un quadro allargato dalla ricomparsa, fra secondo tempo e finale, del minuetto (sia pure aggiunto a tre anni di distanza). Il tono generale dell’opera, che qualcuno ha definito la “Pastorale” di Mozart e di cui altri, nella stessa linea di pensiero, ha rilevato le analogie spirituali con la ottava sinfonia di Beethoven, è la serenità che nasce dalla saggezza. Musicalmente questa serenità si esprime attraverso una trama fra le più complesse, senza zone morte e senza il minimo rallentamento, neppure nei punti di raccordo o di transizione fra un pensiero e l’altro, dell’impulso inventivo.

Allegro assai: E’ quindi plausibile che Massimo Mila, il quale dedica a questa fra le più limpide composizioni sinfoniche di Mozart una estesa analisi nella sua monografia, giunga ad individuare nel primo movimento almeno sei sezioni tematiche distinte, sia pure raggruppate in due soggetti. Questa era già la caratteristica delle sinfonie scritte a Parigi, in cui l’uso di formule o di un periodare obbligato di semplice concatenazione melodica era bandito a favore di un vocabolario genuino, valido per se stesso oltre che per le sue funzioni specifiche nel corpo della sinfonia. Qui lo slancio del creatore non conosce arresti, generando un materiale costantemente originale. I due grandi temi, di cui è sostanziata l’esposizione, colpiscono per le insolite caratteristiche: la leggerezza danzante, la trasognata allegria del primo e la morbida sensualità del secondo, che si presenta come una linea spezzata calante nella tonalità di fa maggiore, screziata però di note estranee. La spinta creativa, che è pure una spinta verso la libertà dai vincoli formali, porta Mozart, questa volta conformemente alle tendenze comuni alle sinfonie precedenti, a separare lo sviluppo dal resto dell’opera, adducendovi un pensiero nuovo. Si tratta di un trillo ripetuto e spaziato da pause, cui segue un mormorio dei violini e quindi il famoso motto di Mozart, quattro minime con il punto, già incontrato in altre sinfonie. In tale motivo, che risale forse al Magnificat gregoriano, si vuole riconoscere come una idea religiosa, fissa e inconsapevole, la quale avrebbe accompagnato Mozart per tutta la vita. E’ il momento più alto dell’allegro e forse dell’opera intera e Mozart prolunga questo intermezzo per circa sessanta battute, istituendo con i nuovi elementi, introdotti nel vivo di una pagina dai colori primaverili, un severo contrappunto tra archi e fiati, voci superiori e voci interiori. Altra sorpresa, senza precedenti nell’opera sinfonica di Mozart, è la ricomparsa quasi simbolica del secondo tema a poche battute dalla fine.

Andante moderato: L’importanza espressiva di questo movimento è sottolineata dal mantenimento integrale dei fiati (oboi, fagotti e corni) e dal carattere disteso delle melodie in armonia con l’insolita indicazione di “moderato”. Due tempi anche qui, il primo di sapore boccheriniano, il secondo molto più dinamico,ricco di sviluppi e risvolti di una soavità che si è più abituati as associare agli adagi dei concerti per piano piuttosto che ai tempi lenti delle sinfonie mozartiane. Come nel primo movimento il cuore è costituito da una terza figura melodica senza rapporto con i temi, atta ad un discorso contrappuntistico che si effettua alternativamente ei registri degli archi e in quelli dei fiati. Il brano si chiude con la ripresa del primo tema collegato alla più dolce delle espansioni melodiche del secondo.

Minuetto: Composto presumibilmente nel 1782 a Vienna per adeguare la sinfonia ai gusti di un pubblico divenuto poco indulgente verso le ouverture all’italiana, si integra abbastanza bene nel tessuto dell’opera, pur restando largamente inferiore agli altri movimenti. Il tema si trasforma nella seconda parte in una serie di gustose sincopi con successivo intervento scalare dei fiati divisi per gruppi. Il trio melodioso ha l’andamento popolaresco di quelli di Haydn, senza condividerne però la spontaneità.

Allegro assai: Se il Mila è forse un po’ troppo generoso nell’assegnare al finale, che comprende due sezioni separate da barre di censura, almeno cinque temi, troppo avara è la musicologa francese Brigitte Massin, che ne identifica solo due. In realtà è uno dei tempi tematicamente più ricchi che Mozart abbia composto: le sue tre volteggianti melodie, rispettivamente in si bemolle maggiore, sol minore e fa maggiore, radicate quindi in un territorio tonale affine ma variegato, appaiono come altrettante immagini della bella stagione. L’esposizione si chiude tuttavia con un epilogo inatteso, una specie di fanfara di maschere intonata dapprima da oboi e fagotti, come in una serenata per soli fiati, e successivamente da tutta l’orchestra. Sul modello esatto del primo tempo, lo sviluppo ignora il discorso precedente, articolandosi sopra un motivo di quattro note in valori lunghi pateticamente discendenti, che, dopo essere passato un po’ in tutte le voci, viene infine enunciato “forte” in un passo corale di singolare effetto drammatico. Alla ripresa, che prevede la regolare riesposizione dei tre temi, è saldata una coda dedotta da un frammento del primo di essi.

Tratto da Le 75 Sinfonie di Mozart di Luigi Della Croce


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